Prove di lotta a Cameraria ohridella e Guignardia aesculi mediante trattamenti endoterapici

Fabrizio Santi(1), Elisabetta Dallavalle(2), Stefano Maini(1)

(1) Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali (DiSTA)

(2) Dipartimento di protezione e valorizzazione agroalimentare (DiPROVAL)

Università di Bologna

 

Per cercare di limitare l’infestazione di Cameraria ohridella si sono utilizzate diverse metodologie. Per quanto riguarda la lotta chimica, alcuni autori stranieri riportano che i regolatori di crescita IGR sono risultati efficaci nel contenimento del lepidottero, in particolare il triflubenzuron allo 0,04% p.a. ed il diflubenzuron allo 0,04% p.a. L’applicazione andrebbe effettuata immediatamente prima o durante l’ovideposizione. Data la persistenza di questi principi attivi è sufficiente un trattamento all’anno. Da ricordare che l’irrorazione dell’ippocastano con insetticidi è molto difficoltosa data l’ampiezza della chioma e l’impiego di molecole di sintesi soprattutto in città è sconsigliato e comunque in Italia tali trattamenti non sono autorizzati dalla attuale legislazione.

Fra le metodologie disponibili per il controllo di C. ohridella in ambiente urbano, l’iniezione endoterapica rappresenta una tecnica che sempre più spesso viene proposta ed attuata dalle amministrazioni locali. Considerando però, che si tratta di un trattamento invasivo, potrebbe risultare opportuno unire, con lo stesso trattamento, la lotta all’insetto con il controllo del seccume fogliare, causato dal fungo Guignardia aesculi. A queste due avversità che danneggiano in modo prevalente gli ippocastani, se ne unisce una terza di origine abiotica, il bruciore non parassitario, contro il quale non ci sono possibilità d’intervento, se non migliorando lo stato sanitario della pianta e le condizioni ambientali in cui si trova.

Pertanto, affinché la pianta che riceve il trattamento possa trarre il maggiore beneficio possibile, è stata condotta una sperimentazione biennale al fine di valutare l’efficacia di sistemi endoterapici effettuati da ditte specializzate per combattere C. ohridella, utilizzando molecole insetticide da sole o in abbinamento con un fungicida e un prodotto fitostimolante.

 

Materiali e metodi

Sono state individuate 10 tesi: due con principi attivi insetticidi (Abamectina-Vertimec in soluzione di acqua al 15%o e Imidacloprid-Meritgreen al 7%o) utilizzati in prefioritura (5-6/4/2001), per individuare eventuali residui pericolosi per gli insetti pronubi nella fioritura successiva; otto in post-fioritura (7-11/5/2001) con gli stessi insetticidi più il fugicida (Tiabendazolo-TBZ) e il biostimolante (Siapton-ISAGRO) in varie combinazioni come in figura 1.

Per la prova si è individuata una zona (vedi cartina con la distribuzione delle tesi) dove le alberature sono abbastanza omogenee.

Per queste prove è stata utilizzata la tecnica d’iniezione a pressione (6-8 bar), utilizzando un compressore con pompa posto su un furgoncino. Sul tronco, a un’altezza di 100-120cm dal suolo, con un trapano si sono praticati dei fori di 6mm di diametro a circa 6-7cm di profondità. Sono stati praticati da 4 a 6 fori per tronco a seconda del suo diametro. (Tecnica impiegata da Technogreen per tutti gli interventi tranne quelli con imidacloprid effettuati, sempre a pressione, da AMIA di Rimini).

Figura 1 – Tesi prova endoterapia 2001

Nel 2002 lo stesso schema sperimentale, ad esclusione della tesi con solo biostimolante, è stato ripetuto nel parco pubblico "Giardini Margherita". Le due tesi con principi attivi insetticidi utilizzati in prefioritura sono state fatte dal 14 al 22/4/2002, le sette in post-fioritura dal 22/05 all’1/06/2002 con gli stessi insetticidi più il fungicida e il biostimolante.

Prelievo dei campioni e analisi statistica

Per valutare l’incidenza dell’infestazione di C. ohridella e dell’infezione di G. aesculi, sono stati condotti tre rilievi nel corso della stagione 2001: 21/06, 16/07 e 05/09. Nel 2002 i rilievi sono stati eseguiti il 11/06, il l8/7 e il 17/9.

Sono state utilizzate per la prova 160 piante che costituivano 4 ripetizioni da 4 alberi ciascuna per le 10 tesi. Da ogni singola pianta sono stati prelevati mediante svettatoio delle foglie prelevate a caso nei palchi inferiori. Successivamente il rilievo delle tre diverse cause di danno, si è effettuato su 200 foglioline scelte in modo casuale dal campione di foglie.

Nei due anni, a fine stagione, si è condotto un esame visivo per stimare la percentuale diefogliazione e dissecamento degli ippocastani.

I dati sono stati sottoposti ad analisi della varianza (ANOVA), seguita da Tukey o LSD test per la separazione delle medie (p<0.05). Nel caso dei rilievi per classi di infezione i dati sono stati elaborati secondo la formula di Towson e Heuberger.

Risultati

Come si può osservare nelle figure 2 e 3 nel 2001 entrambe le molecole utilizzate hanno dimostrato una certa efficacia, anche se le differenze con le tesi prive d’insetticida non sono così marcate come ci si poteva aspettare. Questo risultato è dato dal fatto che l’infestazione è stata, soprattutto nella zona considerata, piuttosto bassa, probabilmente a causa del fatto che nell’anno 2000 l’attacco fortissimo dell’insetto ha ridotto in maniera notevole la possibilità di sviluppo della IV e V generazione con conseguente calo dell’inoculo nel 2001. Occorre precisare che 300-400 mine su 200 foglioline alla fine d’agosto sono da considerarsi un’infestazione bassa in quanto, l’anno precedente, si potevano contare 1.000-1.500 mine già la prima settimana di luglio sulla stessa quantità di foglioline.

Tabella 1 – Risultati delle analisi sui residui in fiori e foglie a 16-17 giorni dal trattamento nelle tesi in prefioritura

Sempre nel 2001 si può poi costatare che l’abamectina è leggermente più efficace dell’imidacloprid. Questo risultato può essere spiegato dal fatto che l’abamectina pare essere più veloce a raggiungere, all’interno delle foglie, la concentrazione necessaria per il controllo dell’insetto. Si veda in tabella 1 che dopo 17 giorni l’imidacloprid ancora non è presente sulle foglie, mentre l’abamectina si ritrova in 2,98 mg/Kg. Sempre nella stessa tabella si può poi vedere che dalle analisi degli alberi trattati in prefioritura non si riscontrano residui di insetticidi nei fiori.

Nel 2002 l’infestazione di C. ohridella è risultata molto più alta, già nel campionamento di giugno (figura 3) si evidenzia una differenza significativa tra le tesi con insetticida e il testimone. Nel rilievo di luglio (figura 4) le differenze risultano molto più evidenti, le tesi con abamectina hanno mostrato maggiore efficacia rispetto a quelle con imidacloprid. Il terzo rilievo non è stato utilizzato in quanto le tesi prive di insetticida risultavano praticamente defogliate, per avere un idea della situazione si veda i rilievi di defogliazione e disseccamento di tabella 4.

 


Figura 2


Figura 3


Figura 4


Figura 5

In tabella 2 vengono riassunti i risultati relativi all’efficacia dei trattamenti nei confronti di Guignardia aesculi. I rilievi di giugno, in tutti e due gli anni di prova, non vengono riportati poiché l’infezione è risultata alquanto modesta e comunque omogenea nelle tesi. Nel 2001 le tesi contenenti tiabendazolo hanno evidenziato percentuali di infezione più bassi rispetto alle altre, ma soltanto quelle contenenti il fungicida da solo ed in abbinamento col biostimolante, al rilievo di luglio, e la tesi con abamectina, al rilievo di settembre, sono risultate anche statisticamente significative.

Il 2002 è stato caratterizzato da una più tardiva e limitata presenza di G. aesculi che ha causato un appiattimento delle percentuali di infezione anche al rilievo di luglio, che non ha prodotto differenze fra le diverse tesi. In settembre, invece, è stato possibile valutare l’infezione fungina soltanto nelle parcelle trattate con abamectina, a causa di un’elevata presenza sulle foglie di mine di C. ohridella, che non ha consentito di effettuare i rilievi nelle parcelle prive di questo insetticida. Le percentuali medie di infezione più basse, sebbene non significative, sono state ottenute dal trattamento che prevedeva l’iniezione simultanea di tiabendazolo, abamectina e biostimolante.

Per quanto riguarda lo stato generale delle piante definito come percentuale di defogliazione e di disseccamento (tabella 4), nel 2001 la tesi contenente abamectina, tiabendazolo e biostimolante sembra la migliore a confronto con le altre tesi. Nella prova dell’anno successivo lo stesso risultato è stato confermato dall’analisi statistica anche dalle tesi contenenti abamectina in prefioritura e abamectina abbinata con tiabendazolo.

Il grado di cicatrizzazione dei fori prodotti nel 2001 è risultato pari o prossimo al 100% soltanto nel terzo rilievo (ottobre 2002), ad eccezione della tesi trattata con abamectina e tiabendazolo che ha ottenuto soltanto una cicatrizzazione pari all’85% (tabella 3). In tutti e due gli anni di prova, le osservazioni condotte alla fine della medesima stagione vegetativa in cui sono state effettuate le iniezioni, hanno mostrato complessivamente una cicatrizzazione piuttosto scarsa, con valori compresi fra il 20 e il 79%, ad eccezione della tesi con il solo biostimolante (89%).

Tabella 2 - % di infezione da G. aesculi nei diversi rilievi dei due anni di prova.

 

TESI

% INFEZIONE DA G. aesculi (*)

2001

2002

16/07

13/09

18/07

05/09

Abamectina 57 c 77 cd

19 n.s.

52 n.s.

Imidacloprid 46 abc 69 bcd

20 n.s.

n.r.

Abamectina+TBZ+biostimolante 31 ab 53 ab

13 n.s.

26 n.s.

Abamectina+TBZ 41 ab 41 a

17 n.s.

44 n.s.

TBZ (tiabendazolo) 23 a 55 abc

20 n.s.

n.r.

Biostimolante 50 bc 72 cd

n.e.

n.e.

Acqua 57 c 66 bcd

23 n.s.

n.r.

TBZ+biostimolante 23 a 60 bcd

15 n.s.

n.r.

(*) Valori elaborati statisticamente secondo Towson e Heuberger, sottoposti ad Anova e LSD test (P<0,05)

n.e.- trattamento non effettuato;

n.r.- tesi non rilevabile per eccesso di presenza di C. orhidella.

n.s.- valori statisticamente non significativi

Tabella 3 - % di cicatrizzazione dei fori nei diversi rilievi dei due anni di prova.

 

TESI

% CICATRIZZAZIONE FORI

Fori 2001

Fori 2002

ott01

mag02

ott02

18/07

Abamectina in prefioritura

78 a

86 n.s.

100 a

54 ab

Imidacloprid in prefioritura

73 a

91 n.s.

98 a

64 ab

Abamectina

64 ab

92 n.s.

96 ab

20 b

Imidacloprid

20 b

67 n.s.

96 ab

50 ab

Abamectina+TBZ+biostimolante

56 ab

71 n.s.

97 ab

47 ab

Abamectina+TBZ

56 ab

72 n.s.

85 b

21 b

TBZ (tiabendazolo)

79 a

89 n.s.

100 a

40 ab

Biostimolante

89 a

94 n.s.

100 a

n.e.

Acqua

57 ab

79 n.s.

95 ab

79 a

TBZ+biostimolante

66 ab

90 n.s.

97 ab

51 ab

(*) Valori sottoposti ad analisi statistica Anova e Tukey test (P<0,05)

Tabella 4 - % di defogliazione e disseccamento nei diversi rilievi dei due anni di prova.

TESI

% defogliazione e disseccamento

13/09/2001

16/09/2002

Abamectina in prefioritura 71 b 25 a
Imidacloprid in prefioritura 53 ab 50 bc
Abamectina 62 ab 33 ab
Imidacloprid 46 ab 79 d
Abamectina+TBZ+biostimolante 35 a 19 a
Abamectina+TBZ 50 ab 28 a
TBZ (tiabendazolo) 52 ab 42 abc
Biostimolante 52 ab n.e.
Acqua 57 ab 58 cd
TBZ+biostimolante 47 ab 61 cd

(*) Valori sottoposti ad analisi statistica Anova e Tukey test (P<0,05)

Conclusioni

Le piante di ippocastano utilizzate nelle prove hanno evidenziato una elevata variabilità individuale di comportamento nei confronti delle diverse avversità che ha provocato in generale modeste differenze statistiche fra i valori rilevati.

Tale variabilità, sommata alla elevata infestazione da parte di C. ohridella nel secondo anno di prova che ha causato anche un’elevata defogliazione delle piante, non ha consentito di valutare in pieno l’efficacia di tiabendazolo nei confronti di G. aesculi. Infatti, è stato ottenuto un risultato abbastanza positivo soltanto nel primo anno di sperimentazione, che non è stato possibile confermare nel secondo.

L’aspetto generale delle piante a seguito degli attacchi delle tre principali avversità dell’ippocastano, C. ohridella, G. aesculi e bruciore non parassitario è stato complessivamente migliorato dall’iniezione contemporanea di abamectina, tiabendazolo e biostimolante. Occorre però sottolineare che, mentre nel 2001 tutte e tre le avversità hanno contribuito in modo abbastanza uniforme al grado di defogliazione e di disseccamento fogliare presente sulle piante, nel 2002 si evidenzia a seguito dell’alta infestazione di C. ohridella, con maggiore chiarezza l’efficacia degli insetticidi. Infatti, le tesi che mostravano il migliore aspetto erano proprio quelle che contenevano abamectina, confermando così il grado di protezione che tale insetticida ha dimostrato nei rilievi precedenti, quando la defogliazione non era così accentuata ed era ancora possibile contare il numero di mine sulle foglie.

Infine, a prescindere dall’efficacia mostrata dalle iniezioni dei diversi fitofarmaci, la mancata cicatrizzazione dei fori risulta comunque un importante problema da tenere in considerazione poiché potrebbe portare danni seri ed irreversibili alle piante. In molti casi, infatti, i fori non cicatrizzati mostrano una fuoriuscita di abbondante essudato mucillaginoso oppure evidenti fenditure della corteccia più o meno estese. Dai dati rilevati nel corso della sperimentazione, la mancata cicatrizzazione dei fori, sembrerebbe essere correlata alla risposta individuale della pianta piuttosto che al tipo di prodotto iniettato.